Pubblicato: lun 18 Lug 2016

Mira Nedyalkova: la fotopittrice dell’est che racconta la vita in apnea

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di Sebastiano Russo 

Mira Nedyalkova potrebbe benissimo essere definita una “fotopittrice”. L’artista bulgara ha una formazione classica uscendo dall’Accademia di Belle Arti di Sofia. Acquisita la laurea gira in lungo ed in largo l’Italia per anni ad affinare la sua ricerca artistica come pittrice. Il 2007 è l’anno della svolta artistica con la scoperta di Photoshop . La sua produzione, pur mantenendo il rigore stilistico della pittura, si sposta nel campo fotografico ma non per riprodurre la realtà ma per raccontare storie, per trasmettere emozioni. L’acqua è l’elemento dominante della sua ispirazione che trae origine in quella sospensione della vita in una dimensione surreale, dove il liquido diventa la metafora della metamorfosi, della continua trasformazione per sfuggire al dolore della quotidianità. Ma l’acqua è anche strumento di sensualità, di erotismo, proprio quella componente della vita che allevia il dolore dell’esistenza.

Qual è stato il percorso che ti ha condotto dalla pittura alla fotografia?

Io dipingo sin da piccola. Ho studiato all’Accademia d’Arte di Sofia ma la pittura non mi dava le giuste soddisfazioni di cui avevo bisogno. Passare alla fotografia non è stata pero una decisione , ma una conseguenza da quello che mi capitava nella mia vita…infatti è successo tutto molto naturale. Per la prima volta mi sono avvicinata alla fotografia perché facevo la modella. Allora ho sentito per prima la voglia di creare fotografie, perché non ero mai contenta delle fotografie che mi facevano, sentivo che qualcosa mancava, non mi vedevo in quelle foto, sentivo il bisogno di potermi esprimere meglio e in modo più potente. Poi, dopo qualche tempo ho scoperto Photoshop come programma di grafica e questo è stato un momento fondamentale per me. Quando ho visto le potenzialità di questo programma, in me è nata subito la voglia di impararle e usarle per creare la mia arte. Cosi è nata l’idea di collegare la pittura con la fotografia e creare un mio modo di interpretare l’arte, mettendo in pratica tutte le mie esperienze nel dipingere e nello stesso momento mettermi alla prova con un’arte sconosciuta per me  la Fotografia, che amavo da sempre ed in qualche modo volevo avvicinarmi ad essa.

Quanto incide la tecnica nelle tue creazioni?

La tecnica non è mai stata fondamentale nel mio lavoro. Per me è una cosa secondaria che certamente aiuta a migliorare l’immagine, ma non può crearla, nè darle valore. La stessa cosa infatti vale anche per la pittura – puoi avere i materiali più cari e buoni al mondo, ma se non hai la mano, se non hai l’occhio non potresti fare nulla. Io personalmente amo le foto imperfette…quelle che non sono sempre troppo nitide e magari tecnicamente opposte alla perfezione .. Amo quando nonostante tutto questo quelle fotografie che ti fanno “muovere” qualcosa dentro e non ti fanno staccare gli occhi a guardarle ..ancora e ancora.. come se vedessi una parte di te che cerchi di nascondere o come quando ti innamori e non capisci il perché… La perfezione non è la bellezza, non è il fascino, non è l’anima, nè il cuore…La perfezione non siamo noi..

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 Hai qualche artista classico da cui trai ispirazione? 

In genere mi possono ispirare tante cose, come la musica, un bellissimo film, la moda, certo anche diverse opere d’arte – classici o contemporanei . Infatti adoro Gustav Klimt, ma anche Egon Schiele. In senso più profondo mi ispirano tutti gli aspetti della vita. La bellezza che ci regala insieme al dolore e la tristezza che la accompagna. Mi ispira l’erotismo come una parte fondamentale della nostra esistenza e il ruolo importante che ha per noi. Mi ispira la vita per quello che è, il fatto che esistiamo qui ed adesso…il senso di tutto questo e la morte in tutte le sue forme.

Guardando le tue creazioni si ha l’impressione che le modelle vengano collocate in una dimensione surreale, un ritorno al liquido amniotico che lascia presagire a volte il ritorno al passato, altre volte un viaggio verso il futuro.. La scelta dell’acqua come mezzo in cui immergi i tuoi personaggi cosa rappresenta per te?

Prima devo dire che ho scelto l’acqua come elemento fondamentale nella mia fotografia, perché ho sempre amato l’acqua nella vita quotidiana e nella natura. L’acqua per me è sempre stata un elemento tanto potente quanto fondamentale per la nostra esistenza generale. L’acqua è la creazione, la vita e porta con se un’energia enorme.  Nelle mie foto cerco di rappresentare la vita reale in modo irreale ed in questo senso l’acqua mi aiuta molto, perché crea sempre un atmosfera diversa, inaspettata, molto vicina e nello stesso momento anche lontana del nostro mondo. Ecco perché è molto importante sottolineare che nella mia arte l’acqua non è l’obbiettivo, ma è lo strumento con cui riesco a creare l’atmosfera adatta per le mie immagini e anche per riuscire a trasmettere ancora più forte la mia idea. Vorrei unire la bellezza, il piacere, la gioia, l’erotismo…con il dolore, la tristezza…la solitudine, la morte…L’inizio e la fine. Tutti questi elementi esistono ed esisteranno sempre nella nostra vita, fanno parte di noi e noi dobbiamo accettarli…e perché no anche amarli per quello che sono. Per me questo è il modo di poter trovare la pace, la serenità e l’equilibrio nella nostra vita.

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Guardando le tue foto si intravede in trasparenza la tua formazione pittorica classica quando crei improvvisi o usi schemi preparati?

Si, spesso ho nella testa proprio l’immagine che voglio fare. A volte faccio pure disegni veloci sulla composizione. Posso dire che ci sono casi quando il risultato finale è proprio quello che mi aspettavo, ma in altri casi cambia completamente. Mi è capitato quando addirittura quello che esce supera tanto le mie aspettative e certamente anche quando rimango un po’ delusa, perché mi aspettavo di più. In ogni caso pero non mi pento mai, perché faccio quello che mi piace moltissimo e imparo sempre qualcosa in più di me stessa e della mia arte.

Amore,  dolore,  erotismo sembrano il comune denominatore della tua arte

Io uso il dolore come bellezza, l’erotismo come un sguardo psicologico  sulla vita. Cerco di conoscere e osservare da vicino le nostre paure e desideri più nascosti  in modo da poterli accettare e viverle serenamente… La fotografia che faccio è come una terapia. Mi aiuta a conoscere e accettare me stessa cosi come sono: guardando dentro di me, quello che porto nel mio cuore, quello che desidera la mia anima. Tramite le mie foto io parlo di me, della mia visione sulla nostra vita e il senso della nostra esistenza di come lo è per me.

Come sta cambiando l’arte ai tempi di internet? Tutti copiano tutto come si può continuare ad essere originali?

Per me originale può essere un artista che non ha paura di essere diverso, di sperimentare e rischiare. Come dici tu adesso in questi tempi di internet e molto facile entrare nel circolo, nella corrente di certi generi e mode e seguirli totalmente per magari ottenere un successo effimero. Per essere originali invece devi avere un certo coraggio per affrontare critiche e incomprensioni da parte del pubblico. C’è sempre il rischio di non essere subito accettati e assimilati per quello che fai e di non avere quel successo veloce che tutti vorrebbero. In ogni caso, quando un artista ha veramente qualcosa da dire, troverà la strada adatta per farlo e sicuramente verrà apprezzato e valorizzato per quello che è.

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La pittura ti impone la sintesi massima,  la foto tende alla moltiplicazione. Quanto ti è difficile scegliere la foto finale?

Non mi è mai stato tanto difficile scegliere le foto che poi faranno parte della mia galleria. Sono abbastanza critica con me  e questo forse mi aiuta. Quando guardo tutte le foto una per una subito riesco a notare e vedere quelle che per me sono importanti, che riescono comunicarmi delle emozioni. Capita certamente anche che dopo un po’ di tempo, vedendole di nuovo riesco a valorizzare anche altri scatti con un certo potenziale. In ogni caso sia nella pittura che nella fotografia bisogna avere occhio e cuore per vedere e sentire. Nella pittura lo fai mettendo linee e colori finché non ottieni il viso o l’atmosfera desiderate. Nella fotografia li cerchi tra le centinaia di foto che hai scattato.

Ferdinando Scianna è uno dei tuoi fotografi preferiti, cosa ti ha insegnato la sua opera?

Si, adoro i suoi lavori, anche se è molto diverso dallo stile che faccio io.  Le sue opere e lui come persona molto profonda e delicata, mi hanno insegnato la sincerità e semplicità come due cose fondamentali nella arte (ma anche nella vita). Il vero valore dell’arte è quando ha qualcosa da dire, quando racconta, quando riesce a comunicare. Come dice appunto Scianna : “Ci sono i fotografi che guardano il mondo per farne fotografie e quelli che fanno fotografie per l’esigenza di raccontare il mondo”.

Come pensi al tuo futuro di artista?

Per il futuro non saprei dire molto, chissà… Di sicuro la mia futura fotografia sarà sempre più sorprendente, magari tecnicamente migliorata e sempre rappresentando il mio essere, il mio infinito bisogno di capire la vita e me stessa in questa esistenza.

Sebastiano Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

 

 

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