Pubblicato: lun 18 Set 2017

Il video dei “Pelandroni” di Caltagirone al Festival dantesco di Ravenna

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I Pelandroni con Domenico Di Martino, direttore artistico del festival

Il video, E per insegna una lanterna, (XXII canto del Purgatorio), vincitore del premio dell’Accademia della Crusca 2016,  è stato proiettato a Ravenna, nella giornata conclusiva dell’edizione 2017 del Festival dantesco. 

Dai banchi di un liceo di Caltagirone al tavolo delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante, organizzate a Ravenna dal  13 al 17 settembre, sotto la direzione dell’Accademia della Crusca e l’alto patronato del Presidente della Repubblica.  Protagonisti dell’insolito viaggio sono i ragazzi della “Compagnia dei pelandroni”, giovani videomaker di Caltagirone che, da tre anni a questa parte, si cimentano con la sfida di tradurre i canti della Divina Commedia nel linguaggio del video. E che domenica, a Ravenna, nella giornata conclusiva dell’edizione 2017 delle celebrazioni dantesche, hanno visto proiettare il loro secondo corto. Titolo: E per insegna una lanterna. Argomento: il XXII canto del Purgatorio. Occasione della proiezione: una conversazione su Dante nel Risorgimento tenuta dal prof. Giuseppe Polimeni, dell’Università Statale di Milano.

E di un risorgimento parla, in fondo, anche il video realizzato dai ragazzi di Caltagirone. Che hanno tradotto in immagini la poesia di Dante concludendo la propria rappresentazione davanti a uno dei simboli di una Sicilia che vuole rialzarsi: l’albero Falcone di Palermo, collocato davanti alla casa del magistrato ucciso dalla mafia il 23 maggio del ’92. Immagini che il pubblico di Ravenna ha accolto con un interminabile, commosso applauso. «Un messaggio – ha spiegato Samuele Drago, direttore della fotografia della compagnia – che vuole attualizzare il testo dantesco senza tradirne lo spirito, ma anzi rinnovando i valori di verità e giustizia che lo percorrono continuamente, denunciando le mafie e ricordando coloro che hanno dato la vita per combatterle. Seppur separati dai percorsi di studio scelti, saremo legati dai valori che Dante e questa esperienza ci hanno regalato».

Non c’è solo l’impegno civile, però, nel video dei ragazzi di Caltagirone. Che anzi, come lascia intendere il nome semiserio con cui sono conosciuti, prediligono di gran lunga la chiave del sorriso e dell’ironia. Dimostrando che lo studio di Dante, condotto con serietà e rigore, può riservare un gusto e un divertimento spesso inattesi. Così, il pubblico del festival dantesco ha riso di gusto alle molte trovate ironiche con cui i ragazzi, senza mai tradire il classico che hanno rappresentato, lo hanno portato sullo schermo traducendolo in un linguaggio familiare ai loro coetanei: «Mantenere il contenuto dell’opera provando a trasferirlo in una forma artistica contemporanea è probabilmente la sfida tecnica e comunicativa più interessante – ha spiegato Giuseppe Federico, interprete di Dante nel video – Abbiamo cercato un vettore di comunicazione attuale per un bagaglio culturale senza tempo, nel tentativo di creare qualcosa che fosse fedele a Dante e vicina a noi». 

Molte le trovate su cui è costruita la riscrittura del Purgatorio dei Pelandroni: un Dante personaggio che scala la montagna della redenzione non più a piedi ma in mountain bike; un Dante poeta che impugna la telecamera e si trasforma in regista del video; un Virgilio in calzoncini che scopre in Purgatorio un suo tardo ammiratore, Stazio, che per tutta la vita ha collezionato le figurine dell’Eneide come qualche ragazzo fa ancora con quelle dei calciatori. E la spassosa trovata per cui i ragazzi, dovendo rappresentare il misterioso albero capovolto di cui Dante parla alla fine del canto, non trovano di meglio che vestire un loro compagno da abete natalizio cercando di farlo camminare sulle mani. Una scena che prelude al finale a sorpresa, intenso e commovente, girato davanti alla casa di Giovanni Falcone.

Il tutto è ambientato nei paesaggi più belli della Sicilia: dal nero lunare dei Crateri Silvestri, a 2000 metri di quota sull’Etna, allo scenario mozzafiato delle gole dell’Alcantara. Senza trascurare la Biblioteca Ursino-Recupero di Catania, gioiello custodito dal Monastero dei Benedettini, oggi sede dell’Università. Dante, come ha spiegato Gianfranco Faillaci, ex docente di Lettere dei ragazzi e regista del video, viene così raccontato «con la leggerezza del sorriso e con la serietà dello studio attento che c’è dietro. Abbiamo cercato di restare dunque fedeli alla voce di Dante, ma anche di provare ad ascoltare come la sua eco risuona a contatto col nostro tempo».

Quella di Ravenna è stata la prima proiezione pubblica del video dantesco dei Pelandroni, ma non certo la loro prima soddisfazione. Già nel 2015 il gruppo dei giovani videomaker aveva trionfato nel concorso internazionale di lettura dantesca “La selva, il monte, le stelle”, indetto dalla casa editrice Loescher e dall’Accademia della Crusca, con un video sul IV canto del Purgatorio intitolato I pelandroni della montagna (da qui il nome del gruppo). Un successo bissato l’anno successivo proprio con E per insegna una lanterna, il video proiettato domenica a Ravenna. E coronato di nuovo, quest’anno, da una menzione speciale per Storie dal Paradiso, un nuovo video – presentato stavolta fuori concorso – incentrato sul uno dei canti più difficili dell’opera dantesca (il IV del Paradiso), e costruito anch’esso sul filo del coraggio della verità e dell’impegno contro la mafia.

«Non solo i Pelandroni hanno vinto il premio per due volte e mezza – ha sottolineato il direttore del Festival, Domenico Di Martinoma hanno continuato a restare uniti anche ora che sono universitari. È un esempio del lavoro straordinario che si può riucire a fare a scuola, nonostante l’impegno dei professori sia spesso deprezzato da politici e ministri».

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