Pubblicato: lun 2 Ott 2017

Caltagirone, affidati alla Caritas terreni confiscati alla mafia

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ph. Caritas Caltagirone

Sì tratta di terreni agricoli per 32 ettari e fabbricati rurali in località Renelle Bongiovanni. Previsto un investimento di 1.116.000 euro, finalizzato alla riattivazione dell’impresa agricola, con l’impiego di una decina di operai.

Saranno affidati in concessione gratuita per 20 anni, alla Caritas diocesana, che ha presentato l’unica domanda pervenuta nei termini fissati, i beni immobili confiscati alla mafia e trasferiti al Comune di Caltagirone, per i quali lo stesso Comune aveva emesso apposito bando a favore di associazioni e/o cooperative Onlus o altri organismi simili.

È così giunta alla conclusione (la definizione dei residui passaggi è prevista entro un mese circa) la selezione pubblica per l’individuazione delle cooperative sociali Onlus, di enti, associazioni di enti locali, comunità terapeutiche e centri di recupero, organizzazioni di volontariato e associazioni di protezione ambientale a cui concedere in uso gratuito i beni che l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) ha trasferito al Comune.

Si tratta, in concreto, di terreni agricoli, per circa 32 ettari, con annessi fabbricati rurali. I fondi e i fabbricati in questione si trovano in località Renelle Bongiovanni e sono i beni confiscati in applicazione della legge contro la criminalità organizzata a Sebastiano Rampulla, nato nel 1946 e morto nel 2010.

La Caritas contempla un investimento di 1.116.000 euro (fondi propri per 200mila, gli altri da acquisire attraverso finanziamenti pubblici e le entrate riconducibili alla ripresa dell’azienda agricola), finalizzati alla riattivazione dell’uliveto, del vigneto e del mandorleto, al recupero dei fabbricati con la realizzazione di un palmento e l’avvio di varie attività sociali. Previsto l’impiego di una decina di operai.

“Siamo contenti sottolinea il sindaco Gino Ioppoloche questi beni possano finalmente essere utilizzati secondo una funzione altamente sociale e produttiva.

“Questo è un forte segno della nostra Chiesa – commenta don Luciano Di Silvestro, direttore della Caritas diocesana – di lotta alla criminalità. Questi beni possono tornare a beneficio di tutti tramite servizi e attività di promozione sociale. Un ringraziamento va al Vescovo per aver creduto sin da subito in questo progetto, a tutta l’equipe diocesana della Caritas, al progettista Dott. Alfio Pappalardo, ai nostri partner quali la cooperativa sociale Ecos-Med di Messina, l’Associazione “Libera” Associazioni nomi e numeri contro le mafie, la Fondazione INCONTROcorrente (braccio operativo della Caritas e della Diocesi)”.

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