Pubblicato: sab 7 Ott 2017

“Borgo vecchio” di Calaciura: un romanzo corale che racconta il Sud del mondo

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ph. Il Sette e Mezzo

“Borgo vecchio” racconta i vinti. “Il che, secondo Calaciura, vorrà dire qualche cosa: probabilmente c’è ancora bisogno di una letteratura che racconti le situazioni più sanguinanti e dolenti, anche perché nessun altro lo fa più”.

di Giacomo Belvedere

Borgo vecchio, l’ultima fatica di Giosuè Calaciura, giornalista e scrittore palermitano, trapiantato a Roma, è un romanzo corale, di cose, sapori, odori, carne e sangue. Il libro è stato presentato, davanti a un pubblico numerosi e attento, venerdì 6 ottobre a Caltagirone, nell’ambito della rassegna “Scrittori strettamente sorvegliati” promossa dalla Libreria Dovilio. La rassegna è ormai diventata un appuntamento atteso, grazie alla formula vincente dell’incontro vivo tra lettori e autori. Ha fatto gli onori di casa la scrittrice  e poetessa calatina Maria Attanasio

Sicilia paradigma dell’umanità? Piuttosto, di ogni linea frontiera che sta ai margini, dove si collocano i diseredati e gli esclusi: “Borgo vecchio È un borgo che ha una geografia precisa che è quella di Palermo – , precisa Calaciura ai nostri microfoni -, ma in realtà la mia intenzione era quella di raccogliere un romanzo corale che raccontasse di un Sud molto più lungo e più vasto, che potrebbe essere un centro storico del Cairo di Tunisi, Palermo, Catania, Quito, Città del Messico. Insomma è un centro storico di una linea meridiana che è del Sud”.

In questo microcosmo vivono e palpitano i personaggi della storia:  “Mimmo e Cristofaro – si legge nella sinossi del romanzo -, amici fraterni, compagni di scuola e complici di fughe; Carmela la prostituta e Celeste, sua figlia, che porta in nome il colore del perdono; Totò il rapinatore che tiene la pistola nella calza perché – così si dice – è più difficile da usare. Qui si allevano cavalli per le corse e si truccano le bilance delle salumerie, mentre l’ululato del traghetto che parte verso il Continente si confonde con i lamenti causati dai pugni di un padre ubriaco”.

Borgo vecchio è un romanzo “antico” – confessa l’autore -, collocato su una linea narrativa che parte da Verga e giunge sino a Sciascia: “I temi – spiega Calaciura – sono ancora quelli dei vinti. Il che vorrà dire qualche cosa: probabilmente c’è ancora bisogno di una letteratura che racconti le situazioni più sanguinanti e dolenti, anche perché nessun altro lo fa più”.

Quello della dimensione etica e politica della letteratura è un tema caro all’autore: “Il riscatto della Sicilia – afferma – deve essere un riscatto reale, che deve partire dagli uomini e dalle donne, da una diversa concezione della giustizia. Io penso che ci sia una necessità di risarcimento della giustizia per quelli che per secoli non l’hanno avuta. La letteratura è una delle possibilità. per sconfiggere anche un pessimismo che ormai sta stravolgendo tutti noi siciliani. Ma oggi c’è un’occasione, un a finestra che si sta aprendo: la sconfitta, se non definitiva, sicuramente decisiva della criminalità organizzata, della mafia”.

Calaciura crede poco a un’identità siciliana. Proprio perchè l’isola si colloca su di una frontiera, che da sempre è stato terreno di incontri e scontri, di scambi e contaminazioni multiculturali. “Non credo in un’identità siciliana. C’è invece un’altra cosa noi abbiamo: antenne più attente agli altri, ma non perché siamo siciliani, perché siamo su una linea di frontiera  e quindi il nostro sguardo è abituato a guardare lontano. E siamo capaci di accorgersi, prima degli altri, e con un senso etico – direi – più alto degli altri, delle novità che arrivano, anche dal mare, del tempo che sta cambiando. Storicamente siamo stati sempre più attenti Ma non perchésiamo siciliani: perché ce l’abbiamo di fronte il nuovo che avanza”.

Tentiamo un’incursione nell’attualità politica, con le Regionali alle porte. “Questa è un isola – è la risposta – che in questo momento ha delle possibilità. Io spero che ci sia una classe dirigente – quella uscita da queste prossime elezioni, non lo so – ma che ci sia una classe dirigente capace di intuire che è un momento importante che non si può perdere”.

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