Pubblicato: gio 16 Nov 2017

Cara di Mineo, appalto da 50 milioni: ecco le coop in gara, tra volti noti, restyling e new entry

Migrante al Cara di Mineo – Ph. Andrea Annaloro

Scorrendo la lista dei competitor in lizza, si notano vecchie conoscenze e volti nuovi, dietro alcuni dei quali, tuttavia, ci sono i soliti noti, le ditte e coop che, dal 2011 ad oggi, si sono aggiudicati tutti i tre appalti del 2011, 2012 e 2014.

di Giacomo Belvedere

Per il Cara di Mineo, il mega centro di accoglienza in Contrada Cucinella, nel mirino di diverse inchieste giudiziarie, è l’ora della verità. Il 30 novembre, infatti, è scaduto il discusso appalto triennale da 97 milioni di euro, definito dal Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, «il classico bando su misura: mancava che indicassero anche il nome diretto del vincitore», un bando “sartoriale”, «costruito in modo da escludere la concorrenza, con una logica unitaria senza divisione di lotti». 

Indetta la gara, il termine per il ricevimento delle offerte scadeva l’8 novembre scorso alle ore 12.00. Le buste contenenti le offerte sono state aperte il 14 novembre alle ore 9.00 in Prefettura, presso l’Ufficio Territoriale del Governo di Catania. Ma, per conoscere l’esito della gara, bisognerà attendere ancora alcuni giorni: il Rup ha infatti comunicato ieri che per il prosieguo delle attività di competenza, concernenti la procedura di gara, il Seggio di Gara si riunirà in seduta pubblica il 21 novembre 2017 alle ore 9,00, sempre presso i locali della Prefettura.

Al Cara di  Mineo, certo, sembra in apparenza circolare aria nuova: sono uscite di scena alcune figure prima centrali nella storia del mega centro menenino, coinvolte, a vario titolo, in inchieste giudiziarie, sull’asse delle Procure di  Roma – Catania – Caltagirone. Alcuni sono già a processo: il faccendiere factotum Luca Odevaine; il sottosegretario on. Giuseppe Castiglione, che del Cara fu, in quanto presidente della provincia di Catania, soggetto attuatore; la sindaca di Mineo Anna Aloisi, ex presidente del defunto Consorzio dei Comuni “Calatino Terra d’Accoglienza”, che divenne stazione appaltante ed ebbe in carico l’appalto da 97 milioni finito sotto l’occhio della magistratura; Giovanni Ferrera, già direttore generale del Consorzio dei comuni; Paolo Ragusa, dimessosi dalla presidenza di Sol.Calatino. Sul campo, tuttavia, nonostante i cambi al vertice, sono rimaste le ditte e coop di sempre, a cui, dal 2011 ad oggi, è stata affidata senza soluzione di continuità l’erogazione dei beni dei servizi all’interno del centro menenino. E, ad a una prima lettura dei competitor in lizza nella nuova gara di appalto, si notano vecchie conoscenze e volti nuovi, dietro alcuni dei quali, tuttavia, come vedremo, ci sono i soliti noti, le ditte e coop che, dal 2011 ad oggi, si sono aggiudicati tutti i tre appalti del 2011, 2012 e 2014.

La novità più evidente è che il superamento della figura del gestore unico e la suddivisione dell’appalto in quattro lotti prestazionali (servizi Opalla persona, comprensivi di mediazione culturale, assistenza sanitaria, sociale e psicologica, somministrazione di pasti e generi alimentari, servizio di pulizia ed igiene ambientale e fornitura di beni) ha senz’altro, almeno in questa prima fase, favorito la concorrenza: sono molte di più, rispetto al passato, le ditte e coop partecipanti. Vedremo, alla resa dei fatti, se il nuovo appalto riuscirà a disinnescare il cosiddetto “sistema Odevaine”, la “cosa grossa”, di cui il faccendiere parla nelle intercettazioni: il raggruppamento di un’invincibile armata di coop, alleate in una sorta di larghe intese dalle “rosse” alle “bianche”, capace di offrire un  pacchetto all-inclusive dai servizi alle forniture, all’immobile. Un “sistema” che ha consentito sinora all’ATI Casa della Solidarietà, composta da Senis Hospes, consorzio Sol. Calatino, consorzio Sisifo, Cascina Global Service, Pizzarotti (proprietaria del residence degli aranci) e comitato provinciale della Croce Rossa, di sbaragliare e zittire preventivamente ogni concorrenza.

L’importo complessivo presunto dell’appalto, determinato dalla sommatoria degli importi dei 4 lotti, è di € 49.941.788,00 oltre IVA e oneri di sicurezza. Meno dei 97.893.000 milioni dell’appalto precedente. La durata dell’appalto è di tre anni non rinnovabili e decorrerà dalla data indicata nel contratto di appalto per ogni singolo lotto. Tuttavia, si precisa che, qualora il numero e la frequenza degli arrivi di migranti nel territorio nazionale rendessero necessario un incremento delle capacità ricettive della struttura di accoglienza, il RUP, su disposizione del Ministero dell’Interno, farà ricorso agli aumenti di prestazione dei singoli lotti rapportati al numero maggiore di presenze nel centro fino al massimo previsto del 50% (cfr. d.lgs. 18 aprile 2016, n.50, comma 1, lettera a). A questo aumento se ne potrebbe aggiungere un altro di un quinto, per sopraggiunte necessarie modifiche (d.lgs. 18 aprile 2016, n.50, comma 12). Il tetto dell’importo potrebbe lievitare dunque, senza necessità di una nuova procedura, sino a un importo massimo di 84.195.930,00.

Cara Mineo – Ph. Coordinamento consiglieri del calatino

Il centro deve rispondere a due precise caratteristiche: deve avere una ricettività di 2.400 posti (meno rispetto ai 3.000 previsti dal precedente appalto, ma – come s’è visto – suscettibili di aumenti emergenziali) e deve essere «sito nel territorio della provincia di Catania». Sulla carta, dunque, potrebbe anche non essere ubicato a Mineo, ma riesce difficile immaginare quali altre strutture, anche demaniali, oltre a Mineo, siano in grado di ottemperare ai requisiti richiesti. 

Una clausola di salvaguardia, infine, è volta a preservare i livelli occupazionali, stabilendo che «gli aggiudicatari si impegnano ad assorbire nel proprio organico il personale operante nei centri come previsto dall’articolo 50 del Codice, nel rispetto dei principi dell’Unione Europea, in particolare della libera concorrenza, nonché della libertà di iniziativa economica di cui all’art. 41 della Costituzione Italiana, ferma restando l’applicazione dei CCNNLL del settore di cui all’art. 51 del Decreto Legislativo 15 giugno 2015 n. 81».

Ma vediamo nel dettaglio chi sono i protagonisti di questa nuova puntata della storia infinita del Cara menenino. Ciascun partecipante può presentare offerte per tutti i lotti, ma potrà aggiudicarsi un solo lotto che dovrà essere indicato, preventivamente, nel caso di aggiudicazione di più lotti, nella domanda di partecipazione.

LOTTO 1 – Comprende fornitura di servizi alla persona, gestione amministrativa e registrazione stranieri, assistenza generica e sanitaria alla persona e connessi. L’importo a base di gara, IVA esclusa, del lotto 1 è pari ad € 16.898.040,00, oltre oneri per la sicurezza per i rischi interferenziali stimati in € 67.592,16 non soggetti a ribasso per le prestazioni di cui agli artt. 2, 3 e 4 del capitolato. L’importo predetto è rapportato ad un numero di posti presunto complessivo pari a n 2.400 per i tre anni di vigenza del contratto. Il costo giornaliero per ospite è determinato in € 6,43 Iva esclusa.

Quattro i plichi pervenuti:

  1. l’Rti capitanata dalla romana Tre Fontane, di cui fanno parte anche Medihospes di Bari, l’Iride di Scordia e il Consorzio Umana Solidarietà di Palermo;
  2. l’Edeco, Cooperativa Sociale Onlus, con sede a Battaglia Terme (PD);
  3. la Croce Rossa Italiana, in raggruppamento con il Comitato di Catania e il Comitato di Udine;
  4. la Cooperativa Badia Grande di Trapani, capofila di un Rti che comprende la Fondazione San Demetrio di Piana degli Albanesi, il Consorzio Agri.Ca di Agrigento, aderente alla confcooperative, la Chiron di Catania e il Consorzio Aretè di Trapani.

Nel primo raggruppamento di imprese troviamo tutti voti noti, anche se sotto mutate vesti. La coop Tre Fontane, infatti, fa parte del Consorzio Casa della Solidarietà che ha vinto il bando 2014 come impresa mandataria. Del consorzio, che raggruppa coop bianche vicine a Comunione e Liberazione, fanno parte anche la Domus Caritatis, l’OSA  Mayor e la Mediterranea. La sede legale è al civico 25 di via Antolisei di Roma, lo stesso indirizzo del colosso della ristorazione La Cascina, che concorre per il lotto 2. Si tratta di coop coinvolte nell’inchiesta Mafia Capitale e nel suo troncone siciliano, tanto che si è reso necessario il commissariamento della gestione del Cara di Mineo.

Quanto alla Medihospes, iscritta all’Albo delle cooperative dal 4 luglio 2008, sembrerebbe una new entry, se il nome non richiamasse  una vecchia conoscenza: la Senis Hospes, coop bianca, da sempre al Cara di Mineo. Un’affinità che potrebbe essere solo casuale, senonché si scopre che il recapito telefonico della Medihospes è il medesimo della sede commerciale della Senis Hospes.

Le ultime due coop del Rti, Iride e Consorzio Umana Solidarietà, orbitano attorno al Consorzio Sol.Calatino, il cui Presidente Paolo Ragusa si è dimesso perché coinvolto nelle note inchieste delle Procure di Catania e Caltagirone. Dopo i guai giudiziari, per i quali deve rispondere davanti ai giudici Catania per turbativa d’asta e a quelli di Caltagirone per una vicenda di compravendita di consiglieri nel consesso civico menenino e per la gestione monopolistica degli appalti alle coop nel Comune di Mineo, Ragusa ha scelto un profilo basso, evitando i questi mesi la sovraesposizione politica e mandando avanti le seconde linee. Come Rocco Sciacca, candidato senza successo nel 2013 a Sindaco di Scordia, e presidente della coop Iride, consorziata con Sol.Calatino; o Rossana Russo, Presidente del Consorzio Regionale “Umana Solidarietà” e della Cooperativa San Francesco, nonché del Circolo calatino del Movimento Cristiano Lavoratori, fondato da Ragusa. Il Consorzio “Umana Solidarietà”, iscritto all’albo Cooperative dal 29 giugno 2016, attraverso le cooperative aderenti, gestisce alcuni centri di prima accoglienza sul territorio siciliano, tra cui quello di Milo, al centro in questi giorni di polemiche per l’arrivo di una quarantina di minori stranieri non accompagnati.

Per quanto riguarda la Croce Rossa, che mette in campo la struttura nazionale, nei precedenti appalti si era ritagliata per sé, all’interno della cordata vincente da cui ora si distacca, un ruolo di assistenza sanitaria. Prima che fosse indetto l’appalto del 2011, alla Croce Rossa era stata affidata l’intera gestione del Cara menenino, senza l’indizione di un bando ad evidenza pubblica e la presentazione di un piano dei servizi da gestire, dal 18 febbraio 2011 sino al 30 giugno 2011, termine prorogato sino 30 settembre per dar tempo al nuovo soggetto attuatore (nominato il 28 giugno) di indire una regolare procedura ad evidenza pubblica e non con procedura d’urgenza. La gestione della Croce Rossa non aveva, tuttavia, brillato per efficienza ed era stata al centro di diverse proteste e contestazioni da parte dei migranti ospiti.

Ph. Coordinamento Consiglieri del Calatino

LOTTO 2 – È il lotto più corposo e comprende la fornitura pasti. L’importo a base di gara, IVA esclusa, è pari ad € 19.710.000,00 oltre oneri per la sicurezza per i rischi interferenziali stimati in € 39.420,00 non soggetti a ribasso per le prestazioni di cui all’art. 5 del capitolato.

In questo lotto non vi sono Rti. Queste le imprese partecipanti: 1) la Ladisa s.r.l. di Bari; 2) la Dussmann Service S.R.L. di Milano; 3) la Gemeaz Elior s.p.a. di Milano; 4) la romana Cascina Global Service S.R.L.; 5) la Clean Service srl di Pescara; 6) il Cns Consorzio Nazionale Servizi di Bologna.

Si tratta, a ben vedere, di una lotta tra titani. Della Cascina già s’è detto. Colosso della ristorazione da 35 milioni di pasti annui, è stata fondata nel 1978 da un gruppo di universitari aderenti a Comunione e Liberazione. A lei alludeva probabilmente il faccendiere Luca Odevaine, quando, nelle intercettazioni, parla della “cosa grossa”, quella sorta di larghe intese tra coop bianche e rosse, da mettere in campo a Mineo. È proprio sul capitolo ristorazione che i precedenti bandi erano stati costruiti su misura: si attribuiva, infatti, un punteggio aggiuntivo di 6 punti (pari al 30 % dei punti assegnabili alle proposte migliorative) a chi avesse avuto la possibilità di avvalersi di un centro di produzione pasti entro un raggio di 30 km, da utilizzare in situazioni di emergenza. Inoltre si stabiliva l’obbligo di attestare di aver gestito, nell’arco degli ultimi tre anni precedenti, un servizio di ristorazione erogato con le modalità di self service, per un numero di persone non inferiore a 2000 per pasto. Due condizioni, appunto, “sartoriali”, scritte ad hoc, secondo l’Anac, per il raggruppamento che poi avrebbe vinto e fortemente penalizzanti per tutti gli altri.

Cara Mineo – ph. Giusi Scollo

Ma La Cascina, stavolta, senza poter godere come negli anni passati di una corsia preferenziale, dovrà vedersela con altri colossi. Una lotta il cui esito non appare affatto scontato. In lizza è la Ladisa, azienda che produce oltre 22 milioni di pasti, dando lavoro a circa 4000 persone. È presente in Scuole, Università, Ospedali, Ministeri, Forze dell’Ordine, Forze Armate, Enti pubblici in genere. O, ancora, la milanese GE.ME.AZ. (Gestione Mense Aziendali), fondata nel 1949 da Silvano Cusin, che ogni anno serve circa 50 milioni di pasti e conta oltre 6000 collaboratori in tutta Italia. Nel 2012 è entrata a far parte del Gruppo Elior, leader nazionale nel settore della Ristorazione Collettiva.

Per non parlare del Cns Consorzio Nazionale Servizi, che vanta 209 imprese socie, e un fatturato annuo che nel 2014 è stato pari a 744.315.174 euro. Tra le sue ditte associate spicca la Cot, una società di ristorazione con sede a Palermo, che ha partecipato, senza successo agli appalti per il Cara d Mineo del 2012 e del 2014, inoltrando istanze di precontenzioso sull’appalto del 3 febbraio 2012 e, tornando alla carica poi nel 2014 in merito all’appalto triennale, da cui era stata esclusa in quanto dei sette requisiti richiesti possedeva solo il titolo per la gestione del servizio ristorazione.

Il Cns, a gennaio di quest’anno, assieme a Manutencoop Facility Management S.p.A., a Kuadra S.p.A. e Roma Multiservizi S.p.A, ha subito un provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), perché avrebbe posto in essere un’intesa restrittiva sulla concorrenza in occasione della partecipazione alla procedura di gara per l’affidamento delle c.d. Convenzioni Consip Scuola “attraverso l’eliminazione del reciproco confronto concorrenziale e la spartizione dei lotti da aggiudicarsi nel limite massimo fissato dalla lex specialis”. Per tale infrazione al Consorzio bolognese è stata comminata la sanzione milionaria di 56.190.090 euro. Il Cns si è difeso, comprando uno spazio sul Corriere, e dichiarando di essere stata una delle prime aziende in Italia a recepire il Nuovo Codice degli appalti e le Linee Guida dell’Anac e sostenendo “l’irrilevanza del presunto illecito antitrust ai fini dell’esclusione dalle gare pubbliche”.

Ph. Romina Pace

LOTTO 3 – Servizio di pulizia ed igiene ambientale. L’importo a base di gara, IVA esclusa, è pari ad € 3.525.548,00, oltre oneri per la sicurezza per i rischi interferenziali stimati in € 14.102,19 non soggetti a ribasso per le prestazioni di cui all’art. 6 del capitolato.

Nove i plichi pervenuti:

  1. La Zenith Services Group s.r.l. di Messina;
  2. il RTI Consorzio Stabile Europeo Multiservice C.E.M.  di Napoli, l’I.M.S. Impresa Mediterranea Servizi s.r.l. di Tremestieri Etneo (CT);
  3. la Ciclat di Bologna;
  4. l’Rti Papalini Spa di Fano, con l’impresa Pizzarotti di Parma;
  5. la Global Cri srl di Bari;
  6. il Consorzio Progetto Multiservizi di Roma;
  7. l’I.C. Servizi s.r.l. di Roma assieme alla S.I.M.S Società Cooperativa di Catania; 
  8. l’Rti Futuro 2000 s.r.l.  di Termini Imerese (PA), con l’Ambiente di Messina;
  9. l’ Rti Consorzio Gruppo Luoghi Comuni di Acireale (CT), con  la Sicula Ciclat di San Cataldo.

Si nota la presenza della Pizzarotti, impresa proprietaria dell’immobile, consorziata con la Papalini di Fano. Per tale servizio l’impresa di Parma può vantare la continuità nel centro menenino. La presenza della Pizzarotti nel raggruppamento vincente, aveva consentito, all’invincibile armata delle coop di mettere in campo anche la proprietà degli immobili (per i quali, comunque, l’impresa di Parma percepiva un indennizzo di 6.200.000 euro, scesi nel 2014 a 4.500.000 euro), e di garantire un’offerta all inclusive: servizi, ristorazione, assistenza sanitaria, immobile. La Pizzarotti, insomma, ha avuto in passato, nei confronti del Consorzio dei comuni, stazione appaltante, il duplice ruolo di affittuaria della struttura e concorrente dell’appalto, inserita in un’Ati che, comunque la si voglia vedere, partecipava da posizioni di forza.

ph. Il Sette e Mezzo

LOTTO 4 Fornitura di effetti letterecci, vestiario, prodotti per l’igiene (indumenti esterni vari, indumenti, calzature, articoli da viaggio e accessori, asciugamani, biancheria intima, prodotti per la cura personale). L’importo a base di gara, IVA esclusa, è pari ad € 9.808.200,00 (di cui € 3.022.200,00 soggetto a ribasso e la restante parte pari a € 6.786.000,00 non soggetta a ribasso, in quanto inerente a spese per pocket money e schede telefoniche) oltre oneri per la sicurezza per i rischi interferenziali stimati in € 19.616,40 non soggetti a ribasso per le prestazioni di cui all’ art. 7 del capitolato.

Per il lotto 4 è pervenuta solo una busta: l’Hospital Service s.r.l. di Mozzagrogna in provincia di Chieti, una srl che si è costituita nel 2002 e di cui è proprietario il re delle lavanderie industriali Antonio Colasante. L’impresa ha anche una sede commerciale a Tremestieri Etneo. La holding Colasante è stata al centro di una bufera giudiziaria, nel marzo scorso, con il patron Antonio Colasante, arrestato con l’accusa di truffa a danno della Asl di Lanciano, per una serie di fatture gonfiate di oltre 2 milioni di euro, grazie alle quali, secondo la Procura, si sarebbe comprata una villa a Porto Cervo in Sardegna.   

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