Pubblicato: lun 11 Dic 2017

Caltagirone, avvelenato Rom, “cane senza fissa dimora” in Contrada Collegiata

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ph. Facebook Daniela Alparone

Rom si era presentato un anno fa, diventando il beniamino dei residenti. L’avvelenamento di cani è un fenomeno preoccupante che – denuncia la Croce Gialla – purtroppo si sta ripetendo in città quasi settimanalmente”. 

Continua a Caltagirone la strage silenziosa di cani. Lo scenario è nuovamente Contrada Collegiata dove, il 25 novembre scorso,  tre cani meticci non microchippati, furono trovati morti per avvelenamento. Oggi giunge una nuova segnalazione: la vittima è Rom, “cane senza fissa dimora”, che era diventato il beniamino dei residenti. È stato trovato morto ieri. Evidentemente, agli ignoti autori di questo grave gesto di crudeltà gratuita nei confronti del miglior amico dell’uomo, la sua esistenza dava fastidio.

A denunciare l’accaduto è Daniela Alparone, libraia nota in città per la sua rassegna di “Scrittori strettamente sorvegliari”, appuntamento fisso presso la Libreria Dovilio, che offre incontri con gli autori di grande interesse e richiamo.

“Qualcuno oggi ha deciso che il cuore del mio cagnolino doveva smettere di battere avvelenandolo – scrive sul suo diario Fb -, un altro cane che si aggiunge alla strage che alla Collegiata si sta consumando. Sarà fiero di aver compiuto questo gesto ignobile aggiungendo un’altra tacca complimentandosi con se stesso per aver messo fine a un piccolo e indifeso essere vivente”.

Rom, nome datogli da Daniela Alparone, si era presentato una mattina di un anno fa “magrissimo e spaventato” e “aveva deciso che casa mia sarebbe stata la sua casa”,  finendo per diventare il compagno abituale di giochi delle altre due cagnette che vivevano in casa, Maya e Lola. “Certo ha portato un certo scompiglio in casa – continua il post -, avendo già quasi un anno e non essendo abituato a seguire le regole che vigevano a casa faceva di testa sua, non gli bastava avere a disposizione i 3000 mq di terreno che circonda casa dove scorrazzare con Maya e Lola, essendo uno spirito libero doveva uscire fuori dal cancello o da qualsiasi possibile uscita perché non voleva confini. Per questo suo temperamento era diventato un po’ il cagnolino di tutti i vicini, ma quando la sera rientravo a casa mi veniva incontro correndo e scodinzolando, aspettando la sua ciotola di croccantini, la sua dose di carezze, che non gli bastavano mai”. La sua natura indomita, lo portava a scavalcare recinzioni e steccati. Voleva la sua ora di libertà, che gli è costata cara. 

Ora, “il suo posto nel cuscinone dentro casa per acciambellarsi e poggiare la testa sul sedere di Maya e le zampe sulla testa di Lola” resterà vuoto. “Qualcuno – conclude amaramente Daniela Alparone – ha deciso che tutto questo doveva finire, io non auguro la morte di questo essere, ma che la solitudine lo accompagni tutta la vita fino al suo ultimo respiro”. “Non pensavo di amare sto cagnolino così – è il suo commento desolato – o forse lo sapevo e non volevo ammetterlo.

Non è purtroppo il primo caso del genere a Caltagirone. Un fenomeno preoccupante a cui finora non si è riusciti a porre rimedio. Si sono registrati non solo casi di avvelenamento, ma anche di wurstel con chiodi. Dopo l’avvelenamento dei tre cani meticci del 25 novembre scorso, Emanuele Giallanza, responsabile dell’associazione Croce Gialla, che si occupa a Caltagirone del soccorso e cura agli animali abbandonati o feriti e del randagismo, denunciò alla nostra testata che “l’avvelenamento di cani è un un gesto di inaudita crudeltà che purtroppo si sta ripetendo in città quasi settimanalmente”.

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