Pubblicato: ven 19 Gen 2018

L’omaggio di Renzi a Sturzo: “Non siamo un partito di plastica”

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ph. Andrea Annaloro

Il segretario del PD a Caltagirone per i 99 anni dell’Appello “Ai Liberi e Forti”, attacca Berlusconi, Salvini e Di Maio, ma risparmia LeU. Ad ascoltare il suo discorso un partito siciliano uscito con le ossa rotte dalle regionali.  

di Giacomo Belvedere – Giusi Scollo

Chissà cosa avrà pensato il segretario del PD Matteo Renzi, in visita a Caltagirone, venerdì 18 gennaio, mentre ascoltava le letture proposte dalla liturgia del giorno, durante la messa celebrata dal rettore della chiesa del SS. Salvatore, don Francesco De Pasquale. Il leader del PD ha voluto, prima di concedersi al bagno di folla dei supporter al cine teatro S. Anna, rendere omaggio a don Luigi Sturzo, le cui spoglie mortali riposano nella chiesa del SS. Salvatore, dove il prete di Caltagirone celebrò la prima messa.

La prima lettura, dal primo libro di Samuele,  raccontava infatti la “rottamazione” del vecchio re Saul, la cui fama è offuscata da Davide, il nuovo e giovane leader rampante, fresco di gloria per l’uccisione del gigante Golia. «Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila», acclama la folla entusiasta. Il fantasma fastidioso del re Saul, gli sarà venuto alla mente, quando, nel suo discorso, Renzi ha ricordato i fasti delle europee del 2014? Il suo PD stravinse con oltre 11 milioni di voti superando la soglia 40%. Solo la vecchia DC era riuscita a fare tanto. Allora il destino del segretario del PD si identificava con quello del rottamatore vincente Davide. Ma oggi corre il rischio di assomigliare piuttosto a quello di Saul.

Renzi è sceso a Caltagirone per ricordare i 99 anni del celebre appello “Ai liberi e forti” di don Luigi Sturzo. Pierluigi Castagnetti ha confessato di essere stato trepidante quando lo ha invitato. Ci teneva alla presenza del suo segretario a Caltagirone per la ricorrenza sturziana. Si commuove anche, quando ricorda che al momento della stipula del Trattato di Roma, che istituiva nel 1957 la Comunità Economica Europea, Konrad Adenauer si era assentato per andare a rendere omaggio, nella casa delle Canossiane, a Sturzo, il vecchio padre del popolarismo ed europeismo.

RENZI AL MAUSOLEO DI STURZO – VIDEO

Caltagirone è una città simbolo, un passaggio obbligato del popolarismo: risale al 1905 il discorso di Caltagirone, con cui Sturzo poneva le prime basi del futuro impegno politico dei cattolici italiani. «A Caltagirone c’è un pezzo delle radici del PD», concorda Renzi. Poi ricorda anche le storie diverse ma complementari di Gramsci, Pasolini, Matteotti, Moro. «Sono venuto per fare benzina e ripartire», continua il segretario PD, perché «la politica ha bisogno di memoria», di ricordare «la storia di giganti», come i cattolici siciliani Sturzo e Giorgio La Pira. Su La Pira il leader dem ha incentrato la sua tesi di laurea. Sturzo e La Pira per i quali sono in corso le cause di beatificazione. «Ma non richiederemo la santità come requisito per essere messi in lista – scherza – anche perché il primo a essere fuori sarei io».

Renzi sfodera nel suo discorso, in un cinema S. Anna gremito, tutta la sua verve retorica. Attacca Di Maio e Salvini, «i gemelli diversi del populismo italiano». Contro i grillini, rivendica che l’onestà non può essere il copyright di una sola parte politica, «altrimenti abbiamo perso ogni tipo di speranza nella comunità politica». “Sono quelli della scie chimiche e dei no Vax”, aggiunge. È duro sui vaccini: «non si può scherzare sulla salute dei cittadini». Non si risparmia una battuta sulla Raggi e il maiale che va a spasso nelle vie di Roma. Ironizza sulla candidatura di Salvini a ministro dell’Interno: lui è abile a «scrivere post sulla sicurezza», ma la sua maggioranza «quando era al governo ha bloccato gli stipendi e carriere delle Forze dell’Ordine». Salvini, che «è europeista solo una volta al mese, il 27, quando va a incassare lo stipendio». Polemizza con  Berlusconi che lo ha accusato di essere il responsabile della firma del Trattato di Dublino: «Lo ha firmato Berlusconi quando io ero ancora uno studente». Ma poi non si addentra più di tanto nello spinoso problema dei migranti. Eppure, lungo la statale che da Catania porta a Caltagirone, non ha potuto non vedere il Cara di Mineo, il mega centro di accoglienza coinvolto nell’inchiesta romana Mafia Capitale e nel mirino anche delle Procure di Catania e Caltagirone.

ph. Andrea Annaloro

«Siamo l’unico partito che non mette il nome del segretario sul simbolo», afferma con orgoglio. Non aggiunge se la dura lezione del referendum è stata saggia consigliera. Non tocca il tema della mafia. Eppure lo spunto dai testi di Sturzo c’era, eccome. Il prete siciliano scrisse infatti un dramma, La Mafia, rappresentandolo il 23 febbraio 1900 al teatro “Silvio Pellico” di Caltagirone, nei locali del teatrino del barone Passanisi presi in affitto dal Comitato diocesano di AC. Un testo che anche oggi conserva intatta tutta la sua forza d’urto: non era certo di poco conto nel 1900 e in una città siciliana, chiamare la mafia col suo nome. Ricordiamo che, anche all’interno della Chiesa siciliana, bisognerà attendere, perché il termine potesse essere sdoganato, il cardinale Pappalardo e l’invettiva di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi il 9 maggio 1993. Il dramma sturziano fu rappresentato tre volte a Caltagirone, destando allarme nella classe politica locale, che si vide messa sotto accusa.

Renzi non ha concesso interviste alla stampa. «Perdo l’aereo» – si è schernito: «Estrapolate dal mio discorso». Certo non si possono estrapolare alcuni suoi silenzi. Ma sono più eloquenti delle parole dette. La sua polemica risparmia i fratelli separati di LeU. Nessun cenno, nemmeno per inciso. Quasi fossero un lontano ricordo del tempo che fu le accuse roventi dei giorni passati. Ma c’è l’accordo chiuso sul Lazio. Saltato in Lombardia, ma non si sa mai.

Il segretario finge di non sapere che il PD siciliano è uscito con le ossa rotte dalle ultime regionali. Con mal di pancia che rischiano di diventare coliche sul nodo cruciale della composizione delle liste. Vicino a lui, in prima fila, accanto al fido luogotenente Davide Faraone, spiccano i neo deputati regionali Luca Sammartino e l’ex assessore al Turismo Anthony Barbagallo. Sammartino, “mister 32 mila preferenze”, la cui “Opa” vincente sul PD etneo non è stata ancora digerita dai vecchi quadri del partito. Come l’ex deputata regionale, Concetta Raja, coordinatrice siciliana dei Laburisti, in lizza per prendere il posto romano di Luisa Albanella. In piedi, dall’altro lato della sala, rispetto alla fila dei renziani, assieme ad Angelo Villari, ex assessore al Welfare della giunta Bianco, uno degli esclusi eccellenti dalla corsa per un seggio all’Ars.

ph. Andrea Annaloro

Al Mausoleo, quando arriva l’auto di Sammartino, qualcuno suggerisce: «Se è arrivato Sammartino, state sicuri che dopo 3 minuti arriva Renzi». Che, appena arrivato, dà una pacca amichevole a Valeria Sudano, ex deputata regionale e candidata di Sammartino al Parlamento nazionale: «Pronta?», ammicca sorridente. Se non è una certezza, ci manca poco. Chi invece scalpita per incontrare il segretario è l’ex presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta. Lo attende invano davanti al cinema S. Anna. Ma non sa che Renzi è già entrato dall’ingresso sul retro. Ma Crocetta non demorde. Vuole incassare la promessa di un seggio romano. O averne la certezza, meno limpida oggi rispetto ad alcuni mesi fa. Alla fine dell’incontro fa chiamare a gran voce il segretario che si sta avviando ad uscire. Una stretta di mano, in fretta, Renzi sul palco e Crocetta sui gradini. Chissà se basti per staccare il biglietto per Roma.  

IL DISCORSO DI RENZI – VIDEO

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