Pubblicato: ven 2 Mar 2018

Politiche 4 marzo: ecco il vademecum per salvarsi dai “brogli” del Rosatellum

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 di Giacomo Belvedere

Imbrogliatellum: nella nuova legge elettorale, 3 novembre 2017, n. 165, il cosiddetto Rosatellum bis, con cui più di 4 milioni e mezzo di Italiano andranno al voto il 4 marzo prossimo, i garbugli di manzoniana memoria sono dietro l’angolo. E non perché la legge favorisca i brogli elettorali, ma perché il suo complicato meccanismo, un amalgama imperfetto di sistema maggioritario e sistema proporzionale, si riflette sulla scheda elettorale e potrebbe indurre l’incauto elettore in errore.

E questo per due ordini di motivi. Nella Prima Repubblica, i cittadini erano abituati a eleggere i propri rappresentanti, a tutti i livelli istituzionali, dal Comune al Parlamento nazionale, con sistemi elettorali omogenei. Ognuno sapeva come votare senza possibilità di equivoci, se non altro perché l’esercizio stesso del voto, nelle diverse tornate elettorali, contribuiva a far assimilare le regole, sempre le stesse. Ma oggi non è più così. L’elettore deve barcamenarsi con sistemi elettorali diversi, ai vari livelli, col rischio di far confusione. Inoltre, le leggi elettorali cambiano di continuo e non c’è più quella stabilità che prima rassicurava. Il 4 marzo, per esempio, molti potrebbero cadere nell’equivoco del voto disgiunto, ammesso alle amministrative, ma non alle politiche.

In secondo luogo, la stessa scheda così come si presenta, nasconde delle insidie. Il listino dei nomi nei collegi plurinominali sembra fatto apposta per trarre in inganno l’elettore, suggerendogli che ci siano le preferenze. In realtà le liste sono bloccate e i nominativi riportati sulla scheda hanno solo un valore informativo: apporre una x su di un singolo nome, come vedremo, comporta l’annullamento del voto. Un’altra novità è il “tagliando antifrode”: se incautamente manomesso dall’elettore, si annulla la scheda. Scheda che, inoltre, non può più, come eravamo abituati un tempo, essere posta nell’urna dall’elettore, ma deve invece essere consegnata al presidente del seggio, che staccherà il “tagliando antifrode” e, controllata la corrispondenza del numero del codice con quello annotato al momento della consegna della scheda, la inserirà nell’urna.

E dunque è bene informarsi per evitare che il nostro voto sia reso vano da involontari errori.

TRA MAGGIORITARIO E PROPORZIONALE -Ma andiamo con ordine. Le operazioni di voto per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati si svolgeranno domenica 4 marzo, dalle ore 7 alle ore 23.

Due le  schede consegnate ai cittadini che si recheranno alle urne per le elezioni politiche: una di colore giallo per il Senato della Repubblica (per gli elettori che hanno compiuto 25 anni), l’altra di colore rosa per la Camera dei Deputati per i cittadini con 18 anni. Per l’elezione della Camera possono votare i cittadini che alla data di domenica 4 marzo hanno compiuto diciotto anni; per l’elezione del Senato possono votare i cittadini che alla data di domenica 4 marzo hanno compiuto il venticinquesimo anno di età.

La nuova legge elettorale prevede un sistema elettorale misto sia alla Camera che al Senato: un terzo dei seggi è assegnato con il sistema maggioritario e due terzi con il sistema proporzionale. Con il sistema maggioritario in ciascun collegio viene eletto un solo candidato: quello che ottiene più voti. Con il sistema proporzionale a ciascuna lista o coalizione di liste sono assegnati i seggi in proporzione ai voti ottenuti, calcolati a livello nazionale e poi redistribuiti nelle singole circoscrizioni territoriali. Ogni candidato che concorre con sistema maggioritario è identificato sulla scheda elettorale perché il suo nome è scritto dentro un rettangolo che non presenta simboli ed è collocato in alto rispetto alla lista o alle liste collegate. Ogni lista o coalizione di liste è collegata a un solo candidato.

Con il sistema maggioritario sono assegnati 232 seggi alla Camera e 116 seggi al Senato. L’assegnazione dei restanti seggi del territorio nazionale (386 alla Camera e 193 al Senato) avviene con il metodo proporzionale in collegi plurinominali. È previsto una soglia di sbarramento al 3% per le liste singole e una del 10% per le coalizioni (non si computano i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell’1%). Se una lista che concorre con una coalizione non raggiunge il 3%, i suoi voti vanno al partito maggioritario dell’alleanza.

IL TAGLIANDO ANTIFRODEOgni scheda è dotata di un apposito tagliando rimovibile, “tagliando antifrode”, dotato di un codice progressivo alfanumerico, che sarà annotato al momento dell’identificazione dell’elettore. Espresso il voto l’elettore consegna la scheda al presidente del seggio. È il presidente che stacca il “tagliando antifrode” e, solo dopo aver verificato la corrispondenza del numero del codice con quello annotato al momento della consegna della scheda, la inserisce nell’urna. Qualora, dopo il voto, l’elettore riconsegna la scheda mancante del tagliando antifrode, oppure questo risulti danneggiato e/o con un codice non corrispondente, la scheda restituita non deve essere posta nell’urna ma viene annullata. L’elettore non può più essere riammesso a votare.

COME SI VOTA E COME NON SI VOTA – Ciascuna scheda – in un rettangolo – ha il nome e il cognome del candidato nel collegio uninominale. Nel rettangolo o nei rettangoli sottostanti, sono riportati il simbolo della lista o delle liste, collegate al candidato uninominale, con a fianco i nomi e i cognomi dei candidati (da un minimo di 2 a un massimo di 4) nel collegio plurinominale, secondo il rispettivo ordine di presentazione.

L’elettore potrà votare apponendo un segno sulla lista prescelta e il voto si estenderà anche al candidato uninominale collegato; oppure potrà apporre un segno su un candidato uninominale e il voto si estenderà alla lista o alle liste collegate in misura proporzionale ai voti ottenuti nel collegio da ogni singola lista.

Il voto è valido anche se si appone il segno sia sul candidato uninominale che sulla lista o su una delle liste collegate; non è possibile il voto disgiunto, cioè votare un candidato uninominale e una lista collegata a un altro candidato uninominale.

È vietato scrivere sulla scheda il nominativo dei candidati e qualsiasi altra indicazione.

 Il Ministero dell’Interno ha chiarito che: «se l’elettore traccia un segno sul rettangolo contenente il nominativo del candidato del collegio uninominale e un segno sul sottostante rettangolo contenente il contrassegno della lista nonché i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale, il voto è comunque valido a favore sia del candidato uninominale sia della lista. Se l’elettore traccia un segno sul contrassegno e un segno sulla lista di candidati nel collegio plurinominale della lista medesima, il voto è considerato valido a favore sia della lista sia del candidato uninominale».

Occorre ricordare che nella legge si parla di “segno sulla lista dei candidati” non su un singolo nome. Il listino dei candidati accanto al simbolo dei vari partiti è infatti bloccato e non si esprimono preferenze. La lista è solo un’informazione. E dunque si può mettere una x sulla lista di candidati ma non sui singoli candidati della lista medesima, altrimenti si rischia di annullare il voto.

Inoltre nel corposo dossier di 213 pagine del Viminale si specifica che: «il voto non è  valido se la volontà dell’elettore si manifesta in modo non univoco e, in particolare: se l’elettore traccia segni di voto sul nominativo (nome e cognome) di più di un candidato in diversi collegi uninominali o sul contrassegno di più liste anche se collegate tra loro». Fermo restando l’oscurità di quel “diversi collegi uninominali”, dato che il collegio uninominale sulla scheda è uno solo (probabilmente intendevano dire se si barrano più candidati all’uninominale), sembra chiaro che non si possono barrare più partiti, anche se collegati, pena l’annullamento. Anche se in questo caso più di un dubbio si affaccia: salvaguardando il principio della volontà dell’elettore, il voto, pur non essendo valido per i partiti, non dovrebbe esserlo per il candidato all’uninominale che essi esprimono? Insomma, un ginepraio in cui è difficile districarsi.

La Prefettura di Catania ha inteso porre rimedio inviando a tutti i presidenti di seggio un memorandum esemplificativo della casistica possibile, in cui si conferma che le preferenze sui singoli candidati nel listino del plurinominale annullano la scheda, come pure il voto a più liste della stessa coalizione.

Il modo più semplice per evitare di incorrere nelle trappole del voto nullo, è dunque andare sul sicuro, senza scivolare nelle sabbie mobili del voto dubbio, e barrare solo il contrassegno del partito che si vuole votare.  

SOSTITUZIONE SCHEDA IN CASO DI ERRORE – In ogni caso, se ci si accorge al momento della compilazione della scheda, di aver sbagliato, non tutto è perduto. Il Viminale chiarisce che «secondo la più recente giurisprudenza, infatti, l’elettore che si rende conto di aver sbagliato nel votare può chiedere al presidente del seggio di sostituire la scheda stessa, potendo esprimere nuovamente il proprio voto. A tal fine, il presidente gli consegnerà una nuova scheda, inserendo quella sostituita tra le “schede deteriorate”».

CELLULARI – Qualunque apparecchiatura che riproduca fotografie e filmati (smartphone, fotocamere, ecc.)  dev’essere consegnata ai componenti del seggio prima di entrare nella cabina elettorale. Sono previste sanzioni per coloro i quali non si attengono a tale disposizione.

TESSERA ELETTORALE- Il Ministero dell’interno ricorda che gli elettori, per poter esercitare il diritto di voto presso gli uffici elettorali di sezione nelle cui liste risultano iscritti, dovranno esibire, oltre ad un documento di riconoscimento valido, la tessera elettorale. Chi avesse smarrito la propria tessera, potrà chiederne il duplicato agli uffici comunali, che a tal fine saranno aperti da martedì 27 febbraio a sabato 3 marzo, dalle ore 9 alle ore 19, e domenica 4 marzo, giorno della votazione, per tutta la durata delle operazioni di voto. Gli elettori sono invitati a voler verificare sin d’ora se siano in possesso di tale documento e, in mancanza, a richiedere al più presto il rilascio del duplicato, evitando di concentrare tali richieste nei giorni di votazione.

DOCUMENTO DI IDENTITÀ – I documenti di identità da presentare al momento del voto sono:

  1.  carta d’identità o altro documento d’identificazione munito di fotografia, anche se scaduto, rilasciato dalla pubblica amministrazione;
  2.  tessera di riconoscimento rilasciata dall’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia, purché munita di fotografia e convalidata da un Comando militare;
  3.  tessera di riconoscimento rilasciata da un ordine professionale, purché munita di fotografia

GLI ELETTORI – Gli elettori sul territorio nazionale, sulla base dei dati riferiti al quindicesimo giorno antecedente la data delle elezioni, sono, per la Camera dei Deputati, 46.604.925, di cui 22.430.202 maschi e 24.174.723 femmine, per il Senato della Repubblica 42.871.428, di cui 20.509.631 maschi e 22.361.797 femmine, che eleggeranno 618 deputati e 309 senatori. Le sezioni saranno 61.552.

Gli elettori della circoscrizione estero, sulla base dei dati dell’apposito elenco definitivo, sono, per la Camera dei Deputati 4.177.725, e per il Senato della Repubblica 3.791.774, ed eleggeranno, rispettivamente, 12 deputati e 6 senatori.  Il Comune con il corpo elettorale meno numeroso è Moncenisio, in provincia di Torino, con alla Camera dei Deputati, 27 elettori (13 uomini e 14 donne); al Senato 26 elettori (12 uomini e 14 donne). Il Comune con il corpo elettorale più numeroso è Roma, con, alla Camera, 2.086.430 elettori (972.210 uomini e 1.114.220donne); al Senato 930.272 elettori (891.820 uomini e 1.038.452 donne).

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