Pubblicato: mer 8 Ago 2018

Muos, arrestato Turi Vaccaro: da Comiso a Niscemi, 36 anni sulle barricate

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Ph. repertorio 2016 (Il Sette e Mezzo)

Lo storico pacifista, nonostante il divieto di dimora, aveva partecipato al campeggio No Muos e alla manifestazione del 4 agosto. Gli agenti della Digos, del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Niscemi, coadiuvati dal VI Reggimento Bersaglieri, dopo che si  era allontanato dal presidio No Muos, lo hanno fermato, nonostante la “barriera protettiva” di una  quarantina di attivisti.  

di Giacomo Belvedere

È stato arrestato domenica scorsa, in contrada Ulmo, nel territorio della Sughereta di Niscemi, Turi Vaccaro, lo storico pacifista che si è reso protagonista in questi anni di diverse azioni dimostrative di protesta contro il Muos, il discusso impianto di comunicazioni satellitari della Marina Usa. Vaccaro, nonostante su di lui pendesse un divieto di dimora a Niscemi, aveva partecipato in questi giorni al Campeggio No Muos e alla manifestazione del 4 agosto. La sua presenza non era passata inosservata ed era stata monitorata costantemente dalle Forze dell’Ordine. Vaccaro deve scontare una pena di 11 mesi e 27 giorni di reclusione per fatti risalenti al 2 dicembre 2014, quando si introdusse nella base americana, e con un masso danneggiò alcune apparecchiature.

Al termine del campeggio No Muos, lo storico attivista si era allontanato dal presidio No Muos. Sulle sue tracce gli agenti della Digos, del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Niscemi, coadiuvati dal VI Reggimento Bersaglieri, che lo hanno fermato e tradotto in carcere a Gela, nonostante un cordone protettivo di una quarantina di attivisti No Muos.

DA COMISO A NISCEMI, 36  ANNI DI ATTIVISMO – L’impegno pacifista di Turi Vaccaro parte da lontano. Nato a Marianopoli, piccolo centro della provincia di Caltanissetta, 65 anni fa, si è poi trasferito a Torino, dove per un certo periodo ha lavorato come operaio alla Fiat.

La sua esperienza da pacifista ha origine ed è legata agli anni delle proteste contro la base di Comiso, a cui partecipa a partire dal 1982, legandosi al monaco buddista Gyosho Morishita, nella pagoda della Pace, costruita nei pressi all’ex base missilistica di Comiso.

Al suo attivo anche azioni eclatanti all’estero, come quella del 2005 in Olanda, quando prende a martellate due aerei da combattimento F16 in un aeroporto militare della NATO .

In contrada Ulmo a Niscemi, non si contano le sue azioni dimostrative contro il Muos. Il 22 aprile 2013, Turi Vaccaro entra nella base di Niscemi con l’attivista Nicola Arboscelli e con altre due attiviste, e si arrampica su due delle 46 antenne del sistema U.F.O. poste all’interno della base NRTF-8. Il 2 dicembre 2104 i fatti che gli hanno causato la condanna a 11 mesi e 27 giorni di reclusione “per essersi reso responsabile del reato di danneggiamento aggravato di cose destinate alla pubblica difesa, utilizzando, fra l’altro, anche un masso, ingresso arbitrario, in luoghi ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato, del reato di interruzione di pubblico servizio, avendo indotto i militari statunitensi di stanza nella Base militare statunitense di C.da Ulmo ad interrompere le comunicazioni radio delle antenne ivi insistenti, ordinariamente serventi le missioni NATO, U.S.A. ed italiane, in Nord Africa, Sud Europa e parte del Medio Orien, te, nonché per l’inosservanza di provvedimento dell’Autorità, poiché lo stesso non adempiva a F.V.O., con divieto di ritorno in questo centro , emesso dal sig. Questore della Provincia di Caltanissetta”.

Il 6 maggio 2015, dopo essere penetrato nuovamente all’interno della base Usa di Niscemi, e tentato invano di arrampicarsi su una delle antenne, sale su un albero, sul quale rimane per 3 giorni, prima di consegnarsi alla polizia.

L’11 novembre 2015, gli riesce l’impresa di arrampicarsi su una delle tre parabole. Subisce il processo per direttissima presso il Tribunale di Gela, con le accuse di violazione dei sigilli, violazione del foglio di via e danneggiamento (danni calcolati intorno agli 800mila dollari per la sostituzione dei panelli danneggiati). Viene rilasciato con divieto di dimora in tutta la provincia di Caltanissetta.

Il 9 marzo 2016, viola nuovamente il divieto di dimora e si presenta davanti alla base NFTF di Niscemi, in contrada Ulmo. Vaccaro si trova lì, con centinaia di attivisti, in occasione del primo giorno delle misurazioni stabilite dal CGA e disposte dal 9 all’11 marzo dal collegio di verificazione sull’impianto MUOS. Dopo aver tergiversato, alle 13 circa, gli agenti decidono di intervenire con la forza e Vaccaro viene fermato e caricato su un’auto della Polizia. Seguono momenti assai concitati: il pacifista No Muos apre più volte lo sportello dell’auto e riesce a rompere con i piedi il finestrino. Viene quindi caricato su una seconda auto per essere condotto presso il Commissariato di Niscemi.

Le accuse sono resistenza, danneggiamento aggravato e violazione del divieto di dimora, così stabilisce il Tribunale di Gela. In quella occasione Vaccaro rompe con delle pedate dall’interno dell’abitacolo della macchina della polizia uno dei finestrini posteriori. Viene rilasciato il 6 aprile 2016.

Poco prima che le Forze dell’Ordine lo arrestassero ci aveva rilasciato una intervista durante la quale aveva detto: «Se vogliamo la pace  dobbiamo volere la non violenza, anche se a volte siamo tentati al poliziotto che mi dà una bastonata in testa di restituirgliela, ma è una vendetta in fondo, meglio conquistarcelo come amico».

Vaccaro non è il solo attivista No Muos ad essere indagato. Nell’agosto del 2016 a 129 attivisti No Muos sono stati notificati altrettanti avvisi di conclusione indagini, dalla Procura di Gela per “invasione della base”: i fatti contestati sono relativi alle due manifestazioni del 9 agosto 2013, quando un gruppo di attivisti si arrampicò sulle antenne e, al termine della manifestazione ci fu l’invasione della base; e del 25 aprile 2014, quando ci fu l’occupazione simbolica di un pozzo, situato dentro la base.miso  Per 34 di loro è stato anche chiesto il rinvio a giudizio per violenza e minaccia a pubblico ufficiale.

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