Pubblicato: lun 10 Mar 2014

IO SONO IO E TU SEI TU: SULLO SCHERMO IL CARA DEI MIRACOLI

io sono io e tu sei tu 2 ragazzi DI FRONTE

IO SONO IO E TU SEI TU: SULLO SCHERMO IL CARA DEI MIRACOLI – Venerdì 28 febbraio, davanti a una platea composta per lo più da operatori e ospiti del Cara, è stato proiettato a Mineo il docufilm Io sono io e tu sei tu. Il film, girato nel 2012 presso il Cara di Mineo, è stato finanziato e prodotto dalla Fondazione Integra. La sceneggiatura è stata scritta a quattro mani da Rosario Lizzio e Tiziana Bosco che ne ha curato anche la regia. La fotografia è di Daniele Ciprì, il montaggio di Dante Rapisarda, la scenografia di Anna Scordio e i costumi di Serena Romano. Hanno presentato il docufilm i coautori della sceneggiatura Bosco e Lizzio. I sindaci di Mineo Anna Aloisi e di Licodia Eubea Giovanni Verga, hanno sottolineato che i sindaci del Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza (costituito dai comuni di Mineo, S. Michele di Ganzaria, Vizzini, S. Cono, Ramacca, Raddusa e Licodia Eubea) si sono assunti un’enorme responsabilità e che è anche grazie al loro impegno se i problemi sono stati risolti. Sono intervenuti anche il presidente di Sol.Calatino Paolo Ragusa e di Integra Salvo Calì. Il film è un inno alla solidarietà e all’integrazione: questo in sintesi il succo dei loro interventi. Un omaggio dovuto a quella «particella di amore» che secondo Paolo Ragusa è il Centro di Contrada Cucinella. 

io sono io e tu sei tu foto filmTRA FICTION E DOCUMENTARIO – Il film è a metà strada tra un documentario e una fiction«Era nato come un documentario – spiega nella brochure la regista Tiziana Bosco – ma via via che le nostre interviste facevano risaltare un concetto di accoglienza moderno e positivo, abbiamo sentito l’esigenza di raccontare anche la diffidenza, il pregiudizio, le difficoltà dell’ambiente, e quindi è venuta fuori l’idea di una storia». Le interviste ai personaggi reali sono state inserite in una storia di finzione, che si avvale di due attori professionisti, Luigi Burruano e Marcello Mazzarella, e della partecipazione di Matteo Rizzo, Josef Peters Saif Alì, Afo Arounia (per i costumi), Edward Kofi (per la canzone Mama Afrika) e di tanti altri immigrati presenti al campo.

La produzione del docufilm rientra in un progetto ambizioso, che prevede la proiezione del film in tutte le scuole della Sicilia, un concorso aperto agli studenti, e l’istituzione di una giornata dell’accoglienza per il 3 ottobre, ricorrenza della tragedia dello scorso anno al largo di Lampedusa. Inoltre l’11 aprile a Catania ci sarà una partita di beneficenza, per una raccolta di fondi a favore della costituzione di una casa alloggio per minori non accompagnati richiedenti asilo.

io sono io e tu sei tu 2 ragazziLA TRAMA: IL CARA DEI MIRACOLI – Il film è la storia di due guarigioni. La trama è da libro Cuore. Un giornalista (Marcello Mazzarella) viene inviato per un’inchiesta dal direttore della testata per cui lavora (Luigi Burruano) al Cara di Mineo. Lui accetta malvolentieri, perché è pieno di pregiudizi verso i migranti. Rimasto vedovo dopo la morte precoce della moglie, deve far fronte inoltre ai problemi del figlio che si è chiuso in una volontaria afasia. Ma preso dal suo lavoro, non coglie i segnali con cui il figlio gli lancia la sua richiesta di affetto. Il ragazzo trova nell’amicizia con un bambino africano la forza per ritrovare la parola. Il suo compagno di colore è fortunato: ha un padre che ha il tempo per raccontargli storie. I due ragazzi fuggono insieme, mano nella mano, verso il Cara di Mineo, dove, dopo un’affannosa ricerca, li troverà il padre, nel pieno di una festa etnica organizzata dalla famiglia del bambino migrante. E nel clima di festa e solidarietà dei richiedenti asilo, anche il padre guarirà dai suoi pregiudizi, si aprirà alla solidarietà e ritroverà l’affetto perduto del figlio. Il Cara dei miracoli dunque: ridona la parola ai muti e sana le ferite del cuore e della mente. Da consigliare come terapia.

Ph: Giusi Scollo

Ph: Giusi Scollo

La fiction fa da cornice alle interviste “reali”, che restituiscono l’immagine di un centro a 5 stelle, dove ci si fa in quattro per venire incontro alle esigenze dei migranti. L’idea che si fa l’ignaro spettatore è quella di un centro benessere con proprietà terapeutiche, tra l’altro vicinissimo al centro abitato, tanto che due bambini lo possono raggiungere con facilità a piedi dalla scuola. Certo una nota stonata, in un film che vuole essere la celebrazione dell’accoglienza, è sentire dalla bocca del direttore Sebastiano Maccarrone la definizione dei migranti come “extracomunitari”. Esatta giuridicamente, ma un paladino dell’integrazione non dovrebbe mai usarla. Perché a nessuno verrebbe in mente di definire extracomunitario Obama o papa Bergoglio, che pure lo sono. Le parole valgono per ciò che evocano, oltre che per il loro significato strictu sensu: un “extracomunitario” suggerisce l’idea  di uno che è fuori dalla comunità civile. Un selvaggio, appunto. Per questo non sentirete mai affibbiare ad Obama l’appellativo di extracomunitario né mai a nessuno verrà in mente di rinchiuderlo in un Cara. Ma tant’è. Quisquilie, direbbe il grande Totò. Che non incrinano affatto il quadro idilliaco del film.

Una foto da cartolina illustrata su carta patinata che tuttavia stride fortemente con quanto la cronaca ci ha raccontato: lamentele su cibo, assistenza sanitaria, istruzione, lungaggini burocratiche, spesso sfociate in proteste, blocchi stradali, scontri con la polizia. Tutto rimosso. Nel 2011 ci furono proteste a maggio, giugno e luglio. «Da quando siamo passati dalla gestione della Croce Rossa a quella del Consorzio, ci danno più cose, più soldi per mangiare», spiega una migrante ospite del Cara. Il Consorzio “Cara Mineo” è subentrato alla Croce Rossa il 18 ottobre 2011. E dunque – sembrano suggerire alcune interviste – i problemi sono circoscritti al periodo della gestione della Croce Rossa. Eppure tensioni ci sono state anche a dicembre 2012 e per tutto il 2013 le proteste si sono susseguite. Ma il film, si dirà, era stato già completato. Gli ospiti nel frattempo sono saliti da 2.000 a 4.000 e i problemi si sono aggravati. Ma allora perché far girare nelle scuole un documentario che è palesemente ormai “datato” e registra una situazione superata in cui gli equilibri si sono rotti? 

Ph: Andrea Annaloro

Ph: Andrea Annaloro

UNO SPOT PUBBLICITARIO – In realtà la pellicola più che un documentario è uno spot pubblicitario. Né poteva essere diversamente. La Fondazione Integra, che ha prodotto il film è una costola derivata da Sisifo e Sanicop, società etnea di cui Sisifo detiene il 30%. Il consorzio Sisifo è capofila della società consortile che gestisce il Cara di Mineo, di cui fanno parte il “Consorzio Sol.calatino Società Cooperativa Sociale”, “La Cascina Global Service s.r.l.”, la “Senis Hospes Società Cooperativa Sociale”, la “Casa della Solidarietà Consorzio di Cooperative Sociali”, l’Associazione Italiana della Croce Rossa” e l’“Impresa Pizzarotti & C. s,p.a.”.

L’atto della costituzione di Integra, avvenuta il 23 Dicembre 2008, è firmato da Domenico Arena, quale rappresentante legale di Sanicop Società per Azioni, e Salvo Calì, allora presidente di Sisifo. Calì, che viene chiamato a presiedere la nuova Fondazione, è inoltre dirigente medico dell’Asp 3 di Catania, direttore del Distretto sanitario di Giarre, ma anche segretario del Smi, Sindacato medici italiani. Arena, dopo il mese di febbraio 2013, subentra a Calì nella presidenza di Sisifo. Insomma, sempre le stesse coop., legate da rapporti di contiguità o filiazione. E, come in un giro di valzer, sempre gli stessi uomini che si scambiano i ruoli.

Interno abitazione Cara Mineo

Interno abitazione Cara Mineo

Sisifo opera anche ad Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Messina, Siracusa e Trapani e nel centro di primo soccorso e accoglienza di Lampedusa, balzato recentemente agli onori della cronaca nazionale dopo lo scandalo delle disinfestazioni. Il video choc di Valerio Cataldi trasmesso il 17 dicembre 2013 nell’edizione serale del Tg 2, in cui si vedono decine di migranti costretti a spogliarsi di fronte a tutti, senza distinzione di uomini e donne, e stare nudi al freddo invernale in mezzo al cortile per sottoporsi al trattamento antiscabbia, ha fatto il giro del mondo.

Finanziato da una fondazione diretta emanazione di Sisifo, sceneggiato da Rosario Lizzio, addetto Stampa del Cara menenino, Io sono io e tu sei tu, non poteva che essere una produzione propagandistica pro domo sua. Resta il dubbio sul perché un Consorzio di cooperative sociali senta il bisogno di investire somme non indifferenti per farsi pubblicità. Il dubbio si fa più forte sull’opportunità di far girare nelle scuole un prodotto pubblicitario, spacciato per campagna promozionale della cultura della solidarietà e dell’integrazione

mulueQUANDO SI DICE LA SFORTUNA – Curioso titolo, Io sono io e tu sei tu. Evoca, probabilmente al di là delle stesse intenzioni degli autori, un gioco infantile. «Io sono io e tu sei tu», dice chi propone il gioco al suo interlocutore. E poi aggiunge: «chi è il più cretino di tutti e due?». Se si risponde “io” si ammette di essere cretini. Ma anche se si risponde “tu” il risultato è lo stesso. Cretini in ogni caso. Perdenti comunque e sempre senza possibilità di riscatto o rivincita. Come i migranti del Cara.

Peccato che Mulue Ghirmay, il giovane eritreo suicidatosi il 14 dicembre 2013 al Cara di Mineo  non abbia fatto in tempo per essere inserito nel docufilm. Aveva 21 anni Mulue. Partito da Keren, sognava la libertà in Italia, ma ha trovato la morte a Mineo. È arrivato troppo tardi al Cara per recitare la sua parte nel film. E se ne è andato troppo presto per vederlo. Peccato davvero. Avrebbe visto un bel documentario che mostra il Cara di Mineo «come un modello di accoglienza in un panorama di strutture che invece hanno fatto fallire l’emergenza umanitaria in Italia». Se Mulue fosse stato invitato all’anteprima del film alla Camera dei Deputati, l’11 dicembre 2013, magari non avrebbe deciso tre giorni dopo di troncare così crudamente la sua giovane vita. Il film gli avrebbe aperto gli occhi e fatto vedere un Cara di cui lui – come tanti altri – non si era ancora accorto. Così invece di uccidersi forse avrebbe cantato “Mama Afrika”, il motivo che fa da colonna sonora, e sarebbe guarito dalla sua malinconia. Avrebbe riavuto i suoi sogni, graziato miracolosamente sulla via del Cara di Mineo come il bambino muto e il padre giornalista incapace di affetto. Il Cara delle meraviglie avrebbe fatto anche per lui il prodigio. Quando si dice la sfortuna.

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