Pubblicato: sab 20 Dic 2014

Odevaine: per integrare i migranti del Cara di Mineo mandiamoli a raccogliere arance [VIDEO]

 

Il Convegno alla Camera dei Deputati. Odevaine è l'ultimo a destra. Ph. Para

Il Convegno alla Camera dei Deputati. Odevaine è l’ultimo a destra. Ph. Para

 

ODEVAINE: PER INTEGRARE I MIGRANTI DEL CARA DI MINEO MANDIAMOLI A RACCOGLIERE ARANCE [VIDEO] – Utilizzare gli ospiti del Cara di Mineo per la raccolta delle arance della Piana di Catania: è questo il suggerimento che lanciava nel 2012 Luca Odevaine, il super consulente arrestato il 2 dicembre scorso nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale. È il 5 Luglio 2012. Odevaine è un insospettabile esperto in immigrazione che siede a Roma al Tavolo di coordinamento nazionale dell’immigrazione e a Mineo è supervisore del centro di accoglienza per richiedenti asilo. Grazie a queste credenziali è invitato come relatore al convegno organizzato dalla Società Dante Alighieri “Lingua, immigrazione e integrazione- Parlarsi, incontrarsi, conoscersi”, che si tiene nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio. Introduce il presidente della Camera Gianfranco Fini. I relatori sono di tutto prestigio: interviene in videoconferenza Zygmunt Bauman, il teorico della società liquida postmoderna, e a seguire il linguista Massimo Arcangeli, l’ambasciatore Bruno Bottai, recentemente scomparso, il direttore della rivista Limes Lucio Caracciolo, il Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara e il Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre, Francesco Susi. Modera Angelo Polimeno, giornalista parlamentare del Tg1.

Odevaine parla a braccio, appare impacciato, tocca ripetutamente il microfono. «Io non credo che le persone vadano via dal loro paese – afferma – per andare in un altro paese e fermarsi lì se non ci sono le condizioni per fermarsi in quel paese e molto spesso sicuramente vogliono tornare nel proprio paese o magari vogliono andare in un altro paese». Sembra una cortina fumogena di espressioni che si rincorrono senza senso. Se la prende con i luoghi comuni facili come lo slogan «aiutiamoli a casa loro», ma poi si chiede: «siamo sicuri poi che la delocalizzazione delle merci sia un aiuto per l’economia italiana?». Poche idee, ma ben confuse. Sull’emergenza Nord Africa, ritiene che «dopo un primo impatto difficile», il fenomeno sia stato governato perché «c’è stata una distribuzione equa su tutto il territorio» e «l’innesto degli immigrati nei piccoli centri ha determinato una situazione di integrazione vera», creando «meccanismi di integrazione che favoriscono l’economia locale». Parole che non possono non suonare dissonanti alla luce dell’inchiesta romana, che attribuisce proprio a Odevaine il ruolo di collettore e dirottatore dei flussi migratori transitanti da Mineo verso le coop amiche di Buzzi e Carminati. Ma la “chicca” si ha quando Odevaine accenna al Cara di Mineo e lancia la sua stravagante proposta per integrare i migranti. Il Cara di Mineo – nota Odevaine – sorge in mezzo alla Piana di Catania dove le arance restano incolte sugli alberi, perché la loro commercializzazione non è redditizia, mentre «duemila persone vivono in quel centro senza poter lavorare». Peccato che Odevaine non spieghi come possano lavorare dei profughi privi di documenti; né in che modo la manodopera degli ospiti del Cara possa ridurre i costi. A meno di non supporre un loro utilizzo sottocosto in nero. Francamente da un esperto in immigrazione del suo calibro ci saremmo aspettati di più.

Giacomo Belvedere

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